L’industria biotech vorrebbe farci credere che gli OGM (organismi geneticamente modificati) sono la soluzione alla fame nel mondo. Le cifre però dimostrano il contrario. Gli OGM non aumentano i raccolti in modo significativo. Anzi, per alcune varietà di soia OGM, si sono ottenuti rendimenti inferiori a quelli della soia convenzionale. Se gli OGM non sono la soluzione alla fame nel mondo è semplicemente perché le aziende agro-chimiche non li hanno progettati per questo. Il loro obiettivo è quello di sviluppare piante che possono resistere a erbicidi e insetti, per agevolare il lavoro degli agricoltori. Queste multinazionali mentono quando dicono che possono salvare il Pianeta. La prova è data dal fatto che le colture OGM vengono in gran parte esportate verso i paesi ricchi e destinate soprattutto alla mangimistica animale. In ogni caso, per fermare la fame nel mondo, non serve produrre di più, ma una distribuzione più equa. Abbiamo bisogno di sviluppare infrastrutture adeguate per ciascun paese e ciascuna regione. Dobbiamo permettere ai piccoli agricoltori del Sud, che costituiscono i tre quarti delle persone che soffrono di malnutrizione, di attuare pratiche agricole adattate al loro ambiente, sostenibili nel lungo periodo e che non li rendano dipendenti da aziende agro-chimiche. Dobbiamo promuovere un’agricoltura sostenibile. Le multinazionali degli OGM, invece, offrono esattamente il contrario: la standardizzazione delle pratiche agricole in tutto il mondo una totale dipendenza dei piccoli agricoltori nei confronti delle grandi multinazionali che vendono sementi, fertilizzanti e pesticidi, e li obbligano a ricomprarli ogni anno un’agricoltura che non rispetta l’ambiente. In altre parole, non solo gli OGM non sono la soluzione alla fame nel mondo, ma possono anche aggravarla. Fanno il gioco di alcuni grandi gruppi industriali che impongono le loro leggi agli agricoltori o addirittura agli stati. Gli OGM non sono la soluzione,  sono il problema: una minaccia per la sicurezza alimentare a livello globale.