L’agricoltura industriale, come oggi la conosciamo, contribuisce per circa il 20 per cento alle emissioni globali di gas clima alteranti, ma una agricoltura conservativa, radicalmente diversa, può, viceversa, essere un fattore decisivo per contrastare i cambiamenti climatici.

È noto infatti che se aumenta la fertilità dei suoli, oggi gravemente compromessa proprio a causa della chimica utilizzata in agricoltura, si realizza il sequestro di CO2 dall’atmosfera attraverso l’incremento di carbonio organico nel suolo.

Ci siamo dimenticati che il suolo è “la radice della vita” e rappresenta il più grande serbatoio terrestre di carbonio; ma ormai gran parte dei suoli italiani è in via di desertificazione – se non già desertificata – con tutto ciò che ne consegue. L’incremento di carbonio organico in terreni coltivati in modo biologico è infatti pari a 3,5 t/h, rispetto all’1,98 t/h dei terreni non coltivati.

L’agricoltura conservativa – di cui sempre più si parla ed in cui il controllo delle erbe infestanti viene fatto senza usare la chimica – non è un ritorno al passato ma la strada concreta per permettere la vita (compresa quella di noi umani) sul pianeta.