Wolfgang Böhm, Die Presse, Austria.

 

E ora? In seguito alla decisione degli stati dell’Unione europea, il glifosato, un erbicida potenzialmente cancerogeno, resterà sul mercato per altri cinque anni. Continuerà a ridurre la biodiversità e ad avvelenare il dibattito politico. La decisione del ministro dell’agricoltura tedesco Christian Schmidt di votare a favore del rinnovo ha già creato polemiche. Il voltafaccia del ministro conservatore, che avrebbe dovuto astenersi, rischia di pesare sulle trattative per formare il governo con il Partito socialdemocratico. I socialdemocratici volevano vietare il glifosato. Ma la decisione di Berlino non è troppo sorprendente. Il collegamento con la probabile acquisizione della Monsanto da parte della tedesca Bayer è evidente: uno dei prodotti di punta della Monsanto è il Roundup, un erbicida a base di glifosato che ora potrebbe diventare uno dei cavalli di battaglia della Bayer in Germania. In ogni caso vietare di punto in bianco l’uso del glifosato non sarebbe stata la soluzione migliore. Molte aziende agricole hanno bisogno di tempo per sviluppare alternative, che per il momento sono meno attraenti e a volte perino più dannose del glifosato. La strada migliore l’ha indicata il parlamento europeo, che si è pronunciato in favore di un divieto progressivo del diserbante. Ma i governi non hanno accolto questo ragionevole compromesso. Così tutto resta come prima: con un prolungamento che potrà essere ulteriormente esteso. Gli agricoltori non saranno motivati a cercare soluzioni diverse o a preferire il più dispendioso metodo della lavorazione meccanica del terreno. Non saranno incentivati a ristabilire il ciclo dei parassiti e dei loro nemici naturali, che ormai è compromesso dall’ampio uso di sostanze chimiche. Non ci sarà nemmeno la spinta ad abbandonare i metodi intensivi radicali né a produrre alimenti e mangimi più rispettosi dell’ambiente e della salute. Il glifosato rimane, e anche tutto il resto.

(Articolo tratto da Internazionale del 1/6 Dic 2017)

(Foto del titolo tratta da http://www.greenme.it)