A partire da dpmenica 14 gennaio al mercato di Vicofaro scambio semi.

I semi sono un dono della natura, delle generazioni passate e delle diverse culture. È dunque nostro intrinseco dovere e responsabilità proteggerli per tramandarli alle generazioni future. Essi sono il primo anello della catena alimentare, incarnano la diversità biologica e culturale e sono il ricettacolo della futura evoluzione della vita.

Il libero scambio di semi tra coltivatori è sempre stato alla base della conservazione della biodiversità e della sicurezza alimentare: si trattava di uno scambio basato sulla cooperazione e sulla reciprocità, nel quale i contadini in genere si scambiavano pari quantità di semi. Questa libertà è qualcosa che va oltre il semplice scambio dei semi: essa riguarda anche la condivisione e lo scambio di idee e conoscenze, di cultura e patrimonio. È una somma di tradizione e di conoscenze sulle modalità di trattamento dei semi, che i coltivatori acquisiscono vedendo realmente i semi crescere nei propri campi. L’importanza culturale e religiosa della pianta, il suo valore dal punto di vista gastronomico, la resistenza a siccità e malattie, ai parassiti, la conservazione e altri aspetti vanno tutti insieme a costituire quel sapere che una comunità va complessivamente a dare al seme e alla pianta che produce. Oggi la diversità e il futuro dei semi sono in pericolo. Delle 80.000 piante commestibili usate a scopo alimentare se ne coltivano solo 150 e solo otto sono commercializzate in tutto il mondo. Ciò implica l’irreversibile scomparsa della diversità dei semi e delle coltivazioni.

La graduale distruzione della diversità è l’effetto del bisogno di omogeneizzazione che caratterizza l’agricoltura industriale. La libertà di gestire i semi e la libertà dei coltivatori sono minacciate dai nuovi diritti di proprietà e dalle nuove tecnologie che stanno trasformando i semi da bene comune condiviso del mondo contadino ad un bene di largo consumo sotto il controllo centralizzato dei monopoli corporativi.

La produzione di semi da parte delle Comunità Alimentari si basa su un concetto olistico della qualità del cibo che tiene conto del gusto, delle compatibilità con le condizioni fisiologiche e culturali dell’uomo, di tutti gli aspetti relativi alle proprietà nutrizionali, del grado di biodiversità presente, dell’impatto ambientale della produzione, ma anche delle condizioni di lavoro, dei processi di partecipazione e del valore della retribuzione dei produttori. Questo concetto olistico dovrebbe costituire il primo passo di un processo di rafforzamento o di creazione e di dispersione dei semi per mettere in atto sistemi agroalimentari di qualità

I semi sono un dono della natura e delle diverse culture, e non un’invenzione imprenditoriale. Il tramandare di generazione in generazione questo antico patrimonio è un dovere e una responsabilità dell’uomo