Analizzare i processi che inducono a situazioni diffuse di grave sfruttamento lavorativo nelle campagne italiane aiuta a comprendere le condizioni reali di vita di centinaia di migliaia di persone e le responsabilità di un sistema che non termina con il rapporto di lavoro tra imprenditore agricolo e bracciante.

Spesso migranti, migliaia di persone ogni giorno sono reclutate mediante caporale e condotte a lavorare nelle campagne italiane per pochi euro l’ora. Molti analisti, senza esitazione, parlano di condizioni paraschiavistiche.

Si consideri ad esempio, tra le altre, le responsabilità della grande distribuzione organizzata. Il prezzo del pomodoro da industria supera di poco gli 80 euro a tonnellata. Poco più di 8 centesimi al kg. Un prezzo che l’industria di trasformazione ha fissato lo scorso marzo. Per gli agricoltori un prezzo estremamente basso, imposto grazie allo strapotere del comparto industriale che concorre così a generare le condizioni dello sfruttamento lavorativo.

 

Comperando ai supermercati ci rendiamo complici di questi sistema di sfruttamento, la grande distribuzione non ha sufficienti controlli da evitare produttori che sfruttano i lavoratori.

Per approfondimenti vedi:

http://www.flai.it/osservatoriopr/

http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2017/03/Agromafie-3%C2%B0-rapporto-.pdf

https://www.internazionale.it/reportage/fabio-ciconte/2017/02/27/supermercati-inganno-sotto-costo

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Ghetto in puglia