Dal libro “la società del benessere comune” di Francesco Gesualdi e Gianluca Ferrari

 

La società è concepita come una madre che produce latte, lo stato è visto come un neonato che si attacca alla mammella: una concezione parassitaria di stampo monarchico trasferita di sana pianta allo stato democratico. .Doveva passare l’idea che lo stato siamo noi, che è organizzato per il bene comune, che funziona sul principio della comunanza  e del coinvolgimento di tutti per l’emancipazione collettiva.

Invece si à affermata l’idea dello stato istituzione, un corpo separato dai cittadini, da ridurre ai minimi termini perché estraneo, prepotente, ingombrante, corrotto,un potere che non ha niente da invidiare a quello monarchico , diverso solo nella modalità di conquista:la farsa elettorale invece della discendenza familiare. La democrazia è ridotta ad un fastidioso compito di delega per eleggere degli amministratori,, trasformati in casta, addetti a produrre leggi di convivenza civile, o meglio di protezione personale e a ridurre il peso della macchina pubblica.

Partecipazione, solidarietà, eguaglianza: i sogni più nobili degli ultimi secoli mandati in frantumi, unico rudere rimasto in piedi, lo stato subalterno al mercato: mercato forte, stato ricco: mercato debole, stato povero.